Incontro Annamaria Zuccoli Tarabini nel negozio Shanti di Morbegno,
dove sta svolgendo il suo “turno” settimanale, come addetta alla vendita e
approfitto per rivolgerle alcune domande.
Signora Annamaria, è da tempo che sento parlare del commercio equo solidale,
mi vuol dire gentilmente di cosa si tratta?
La maniera più semplice, per poter farsene un’idea, è quella di leggere il contenuto
della Carta Europea dei Criteri del Commercio Equo e Solidale (io penso, che a parte
l’aspetto formale che la può contraddistinguere, sostanzialmente si possa ritenere
valida in tutto il mondo) che dice: “Il Commercio Equo Solidale è un approccio alternativo
al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica,
sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio
la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione
e l’azione politica. Il commercio Equo-Solidale è una relazione paritaria fra tutti i
soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe
del Mondo, importatori e consumatori”.
Questi, sono i criteri generali, ai quali si attiene chi pratica il commercio equo solidale.
Mi scusi, ma è sempre così, tutti rispettano le regole?
Certamente no, voglio fare un esempio che può rendere più comprensibile ciò che
spesse volte avviene. Prendiamo, la coltivazione di soia in Brasile, le multinazionali,
forzano e sfruttano al massimo il terreno per avere un raccolto sempre più abbondante.
Al termine del ciclo lasciano il terreno talmente “impoverito” da non permetterne
una nuova coltivazione, da parte dei contadini locali. Questo è solo un piccolo
(grande) esempio di come venga disattesa la normativa, in merito al rispetto dell’ambiente
e io aggiungerei, come in questo caso, a quello delle persone.
Mi vuol parlare di come diffondete il commercio equo solidale qui a Morbegno?
E’ una lunga storia, che cercherò di riassumere nel modo più sintetico possibile.
Bisogna, ritornare agli anni settanta; a quei tempi, i prodotti che i nostri missionari,
con varie difficoltà, ci facevano pervenire, venivano venduti, con la collaborazione di
alcune volontarie, attraverso dei banchi di vendita, che generalmente erano posti sui
sagrati delle chiese.
Solo verso la fine degli anni settanta (precisamente nel 1978), iniziammo a mettere
in vendita i prodotti che erano acquistati direttamente dal Bangladesh; ricordo che
perlopiù erano: borse, stuoie, tappeti fatti in iuta, confezionati dai contadini locali,
utilizzando un negozio. Io, Renata Pedrazzi, Giuliana Passerini, Tina Pezzola e altre
volontarie, ci alternavamo alla vendita.
Si trattava di negozi che al momento erano sfitti e che la proprietà ci concedeva in
uso a titolo gratuito, ma spesso avveniva che la proprietà trovava l’inquilino disposto
a pagare l’affitto; a quel punto bisognava traslocare. Praticamente, era un continuo
peregrinare da un negozio all’altro. Ricordo che l’ultimo
negozio che abbiamo
utilizzato gratuitamente,
si trovava in piazza
San Giovanni, ma ben
presto, come del resto
era logico aspettarsi, la
proprietà decise di mettere
in atto la sua completa
ristrutturazione,
e noi a malincuore per
l’ennesima volta dovemmo
sobbarcarci un
nuovo trasloco.
Di certo, c’era ben
più di un motivo per
lasciarsi andare, e lasciar
perdere tutto. Come avete reagito?
Non si poteva continuare a cambiare posto, bisognava affittare un negozio, sostenere
le spese di locazione, di luce e quant’altro, praticamente voleva dire: dover far
fronte ad un grosso impegno economico. La decisone fu presa, dopo che un gruppo
di ragazzi dell’oratorio tra i quali Danilo Ronconi, Stefano Covaia, Adriano Spini
(fondatori), Giusy Corti, Daniela Del Fedele, Irene Caligari e molti altri, si offrirono
dando la loro disponibilità a gestirlo e questo certamente oltre che ad essere di grande
aiuto, contribuì fortemente nella nostra scelta. Ricordo con piacere l’entusiasmo che
misero nell’affrontare l’impegno che si erano assunti, la determinazione e la costanza
che non fecero mai mancare nel tempo.
Questo quando avvenne?
Esattamente eravamo nel 1984, lo ricordo perfettamente, perché fu l’anno che si costituì
ufficialmente la nostra associazione la “SHANTI”, formata per l’appunto, da
questo intraprendente gruppo di giovani.
Attualmente, quanti fanno parte del “Gruppo”?
Direi all’incirca una trentina di persone, che offrono gran parte del loro tempo libero,
si rendono disponibili per alternarsi alla vendita nel nostro negozio sito in via Fabani
al numero tredici, qui in città.
Sostanzialmente, come mettete in pratica il cosiddetto commercio equo solidale?
Praticamente, noi acquistiamo, attraverso le Centrali di Importazione, i prodotti direttamente
dalle popolazioni del Terzo Mondo (sin dall’inizio, il Bangladesh era il nostro
maggior fornitore) anticipandone per intero il pagamento, rendendo quindi possibile da parte loro, avere a
disposizione del denaro
per condurre la propria
attività.
Di quali prodotti si
tratta?
Sono manufatti artigianali,
confezionati da
una miriade di micro
imprese, delle popolazioni
dei paesi del Terzo
Mondo, oltre che
ai prodotti alimentari
frutto delle coltivazioni
dei contadini.
Nel “vostro” negozio
Shanti, cosa vi posso trovare?
Nel nostro negozio vi si può trovare di tutto, dai prodotti alimentari quali: tè, caffè,
tisane, merendine, bibite, ai prodotti artigianali e di questi ce ne sono davvero molti,
come tappeti, borse, tovaglie, sopramobili, oggetti di arredamento, bomboniere, specchi,
servizi di piatti, di bicchieri, di tazze... venire trovarci per credere. Se c’è qualche
richiesta speciale ci rivolgiamo alle grandi importatrici come CTM e Equomercato
per reperire quel che ci si chiede.
Inoltre abbiamo prodotti di cooperative italiane che usano materie prime del Commercio
Equo e anche di Cooperative speciali come Libera che tutti conoscono essere
nata contro la Mafia.
Mi dica perché una persona, dovrebbe servirsi nel vostro negozio Shanti, anziché
in un altro qualsiasi?
Per un motivo semplicissimo, che sta alla base di tutto quello noi facciamo per un
commercio veramente equo-solidale, perché chi acquista anche uno solo dei nostri
prodotti, compie un gesto di solidarietà e di carità (sottolineo carità, che non vuol
dire sicuramente: elemosina) verso delle popolazioni certamente meno fortunate
di noi.
Per cortesia, può essere più chiara?
Prendiamo un prodotto, venduto qui alla Shanti. E’ più caro di uno equivalente al supermercato
perché, oltre che pagare un prezzo giusto al produttore, comprende una
piccola parte che va a favore di un fondo che è disponibile a finanziare il credito (in
genere operazioni gestite o da una banca del luogo, che ha dato la sua disponibilità o dai produttori stessi) ai contadini e alle piccole imprese locali.
Inoltre, la Shanti di Morbegno, vale a dire la nostra associazione, ha stabilito che il
15% (quindici) del ricavo, serva a finanziare specifici progetti di solidarietà.
Mi vuole fare qualche esempio di questi progetti da voi realizzati?
In Eritrea abbiamo finanziato la costruzione di un Centro Sanitario e di una Scuola
Materna e organizzato un corso femminile sostenendone le spese, in Jugoslavia (Sarajevo)
abbiamo favorito un gruppo di donne, dedite a confezionare lavori a maglia,
acquistandone i loro prodotti. Inoltre, siamo intervenuti con aiuti “concreti” a favore
dei nostri missionari: Padre Marco, Padre Egidio, Pina Rabbiosi, tanto per citarne
qualcuno.
Signora Annamaria, progetti per il futuro?
Continuare il lavoro che stiamo facendo e se possibile incrementarlo, studiare il sistema
per renderlo più “visibile” in modo da ottenere risultati sempre migliori, per darci
la possibilità di aiutare un maggior numero di persone.
Approfitto di questa intervista simpatica per chiedere a qualcuno disponibile di offrire
un po’ di tempo per i turni in negozio, al fine di tenerlo sempre aperto. Invito poi
tutti a entrare anche per fare due chiacchiere che fanno bene sia a chi ha bisogno di ”sfogarsi” sia a chi ascolta!
La conversazione con Annamaria è stata piacevole ed interessante,ha dato un ulteriore dimostrazione come alle volte si può fare del bene anche con un solo piccolo gesto